IL CULO QUESTO SCONOSCIUTO, di Farfallina

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<Jocker>
view post Posted on 31/10/2011, 10:38     +1   -1




Carponi sul letto, le tette sospese nell'aria, i capezzoli a sfiorare il lenzuolo, spingevo il culo all'indietro e verso l'alto, nella posizione impostami da Leonardo, determinato a incunearsi con la cappella fra le morbide pareti delle mie natiche.
Trattenevo il fiato, mentre la paura mi consumava di dentro, senza però ritrarmi. Mantenevo il viso premuto sul cuscino, stringendo fra i denti un lembo di stoffa della federa, terrorizzata per gli irregolari tremiti del cuore. Leonardo, per niente turbato, stava alle mie spalle, determinato a portare a compimento il suo progetto.
A tutt'oggi porto scolpiti nella mente, in maniera indelebile, quei momenti. Gemiti, urla, batter di ciglia che ritornano dalla memoria ogni volta che qualcuno mi scopa nel culo.
Nessun altro uomo, prima di Leonardo, era riuscito a convincermi a dare ospitalità fra le mie natiche a qualsiasi forma di cazzo, nemmeno a uno posticcio. Leonardo fu bravo a approfittare del potere che esercitava su di me, e dell'amore che provavo per lui, per costringermi a subire le sevizie che hanno marchiato il mio culo.
- Deciditi a farti scopare anche nel culo, altrimenti sarò costretto a cercare un'altra ragazza che lo fa e fra noi sarà tutto è finito. - disse mettendomi alle strette.
Accondiscesi a farmi inculare per amore suo, seppure con molta riluttanza. Il timore di ritrovarmi senza un uomo accanto mi convinse ad accettare.
Prima di affondare il cazzo nelle viscere si premurò di ammorbidirmi l'orifizio leccandolo a lungo, tutt'intorno, provocandomi una gradevole sensazione di benessere indotta dallo sfregamento della lingua sulla pelle increspata attorno l'ano.
Lasciò cadere una minuscola quantità di vaselina sull'orifizio spremendola da un tubetto che si era portato appresso. Disperse l'unguento tutt'intorno l'ano, poi fece breccia nella stretta apertura con un dito, dilatando il lembo terminale dell'orifizio. Lo ruotò più volte nella cavità senza provocarmi alcuna sofferenza fisica. Soltanto un lieve e gradevole prurito, poi inserì un secondo dito. Quando li tolse entrambi qualcosa di molto più consistente si accostò ai glutei e ne ebbi timore.
- Non ti farò male...
Furono le parole che Leonardo pronunciò prima di spingere la cappella nelle mie viscere.
- Spingi fuori il culo!... Spingi fuori... dai! Come se stessi per andare di corpo. - gridò.
Urlai anch'io, ma per il dolore che mi provocò la cappella mentre risaliva nell'ano distendendo la parete della cavità. Spaventata per il dolore e per l'umiliazione cagionatami da quello che consideravo un corpo estraneo che risaliva nelle budella, ruotai il bacino da un lato e la cappella scivolò fuori dall'ano liberandomi da un peso ingombrante.
- Ehi... che c'è, cucciola?
- Niente... è che ho sentito un gran male. Poco cane! E' un dolore tremendo, insopportabile.
Mi sentivo in soggezione e vittima della vergogna per ciò che mi stava accadendo. Rimasi raggomitolata su me stessa, sul fianco, con le ginocchia flesse e il capo curvo sulle tette.
- Dai, Francesca non fare la stupidina, riproviamo...
- No, non voglio... sento troppo male. Non puoi obbligarmi a sopportare un dolore così intenso.
- Allora tentiamo un altro metodo, che ne dici?
Mi ordinò di collocarmi distesa sul letto con le ginocchia sollevate tenute in sede dalle mie braccia e i piedi all'indietro fino a sfiorarmi le spalle. Si mise in ginocchio davanti a me e accompagnò con la mano il cazzo verso l'ano, premurandosi di sollevarmi le natiche, allargandole prima d'incularmi.
- Non devi contrarre i muscoli e irrigidirti, lasciati andare quando senti che sto per penetrarti, rilassati dai... hai capito?
Rimasi immobile fintanto che calò la cappella contro l'ano per incularmi. Presi fiato e sospinsi con tutta la forza che avevo in corpo l'anello dell'ano all'esterno, facilitando la penetrazione della cappella nel retto.
Il cazzo sembrò lacerarmi i tessuti tanta fu la forza con cui risalì le mie viscere. Urlai a gran voce liberando tutta la rabbia che serbavo in corpo. Avevo le tette gonfie per l'eccitazione e i capezzoli turgidi, ma più di tutto avvertii un grande dolore al culo.
Essere penetrata nell'ano si confermò diverso dall'essere scopata nella figa... molto diverso. La sensazione che provai fu di avere dentro le viscere un oggetto estraneo che risaliva l'intestino arrecandomi solo dolore. Dolore e niente di più.
Faticai a mantenere quella postura, infatti poco alla volta incominciai a flettere le ginocchia e incurvare le gambe. Quello che percepii dal movimento del suo cazzo fu un indefinibile prurito, mischiato alla sofferenza fisica che mi procuravano le frequenti spinte della cappella che martoriava le mie viscere. Rimasi per lungo tempo con gli occhi chiusi senza guardare il volto di Leonardo occupato a scoparmi nel culo.
Ansimai, respirando con difficoltà, mugolando a ogni affondo, specie quando il dolore fu sostituito poco per volta dal piacere.
Il clitoride tornò ad assumere una propria vitalità. Avrei voluto accarezzarlo mentre Leonardo sospingeva il cazzo dentro di me, ma occupata com'ero a sostenere le gambe all'indietro fui impossibilitata a farlo. Non avevo cognizione di quella metodica, abituata com'ero a essere scopata nella fessura attigua a quella dove Leonardo stava affondando la cappella.
Dopo l'iniziale disorientamento e le grida di dolore cominciai a sbuffare come fa una giumenta quando viene cavalcata dallo stallone.
- Stai godendo? - chiese guardandomi fisso in volto.
- E tu... e tu... sei soddisfatto? - farfugliai confusa.
Non diede riposta alla mia domanda. Chiusi gli occhi e iniziai a ondeggiare con il corpo facendo piccoli movimenti. Leonardo se ne accorse, posò le mani sui miei seni e cominciò ad accarezzarli, soffermandosi a pizzicare i capezzoli, poi prese a spingere con maggiore violenza la cappella dentro il culo per raggiungere l'orgasmo a lungo coltivato.
Ogni spinta esasperava il dolore che mi procurava la presenza del cazzo dentro di me dilatando le pareti elastiche dello sfintere.
Una violenta scarica attraversò per intero il mio scheletro provocandomi un dolore acuto al pube. Morsicai le labbra trattenendomi dall'urlare come avrei desiderato. Leonardo, per niente preoccupato delle mie sofferenze, proseguì nello scoparmi fintanto che venne eiaculando dentro di me.
Quando si staccò, estraendo del tutto la cappella, lasciai cadere le gambe su letto. Lui rovesciò la bocca sulla figa e cominciò a leccarmela, abusando nuovamente di me.
Tormentata dal fitto dolore al culo riuscii a godere del delicato piacere che sapeva trasmettermi la sua lingua. Scappucciato il clitoride incominciò a leccarlo trattenendolo nella bocca facendomi raggiungere più di un orgasmo e proseguì a ciucciarmelo... fino all'ultimo respiro.
Da quella posizione, con le gambe mantenute spalancate, mi scopò nella figa.
- Ti è piaciuto? - chiese quando raggiunsi l'orgasmo.
Non diedi risposta alla sua domanda. Lo circondai con un abbraccio e piansi per la vergogna.
Quel giorno fui violata per la seconda volta dopo che qualcun altro, prima di lui, si era portato via la mia verginità. Fu come se il mio corpo non mi appartenesse più.
 
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