Piccola follia, dal web

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°Monique°
view post Posted on 26/2/2010, 11:57     +1   -1





Stasera sono veramente stanca. Meno male che domani è sabato e non si va a scuola.
Ora vado a dare il bacino della buona notte e mi metto subito a letto. Vista l'ora, sono passate le due di notte, non leggerò nemmeno. Poi, anche se volessi leggere non potrei; disturberei Marco. Marco è un attore che lavora nella compagnia teatrale di mamma e papà e sono un paio di notti che dorme da noi. Abbiamo ospitato un sacco di volte dei loro colleghi e altrettanto spesso hanno dormito in camera mia. Non che la cosa mi disturbi più di tanto. E poi Marco è una persona simpatica. Tutto il pomeriggio, non ha fatto altro che starmi vicino. Mi ha aiutato nei compiti, mi ha accompagnata in centro. Insomma nonostante lui abbia trentasei anni e io quattordici, mi sento a mio agio con lui. A dire il vero fino in fondo, ci sono stati dei momenti in cui mi ha messo in imbarazzo; come quando prima di andare tutti a teatro, io ero in bagno a pettinarmi e lui passando davanti alla porta aperta, si è imbambolato a guardarmi. Neanche avesse avuto una visione mistica. Eccolo che viene a letto.
"Mara, chiudo la porta?" "Chiudila. Ma se tu preferisci che sia aperta." "Lo dicevo per te." "Io dormo sempre con la porta chiusa, anche d'estate" "Quand'è così, allora chiudiamo. A proposito, ti spiace se apro un po' gli scuri della finestra?" "Puoi fare come credi, tanto io sto già dormendo" "Notte." "Notte." Che strani effetti produce a volte la stanchezza. Mia madre lo dice spesso che a volte è così stanca che non riesce a prendere sonno. Forse l' eccitazione della serata: la prima dello spettacolo, tutta quella gente, le risate al ristorante, tutto questo deve aver contribuito a farmi perdere il treno con il sonno. Vuol dire che mi accoccolo per bene nell'attesa che ne passi un altro.
E' passata circa mezzora da quando abbiamo spento la luce. Finalmente il sonno mi sta obnubilando il cervello, quando una leggera ventata d'aria fresca fa riaffiorare appena la mia coscienza. Non ho ben idea cosa sia e, oramai vinta dal sonno, non mi preoccupo nemmeno che forse potrebbe essermi caduta la coperta. Proprio stasera che per sembrare più grande, anziché il solito pigiama, per dormire ho indossato una camicia da notte.
Avverto un'ombra accanto al mio letto.
Deve essere Marco che carinamente, accortosi del fatto che sono scoperta, avrà pensato di raccogliermi la coperta e il lenzuolo.
Penso, con un piccolo ulteriore incremento di lucidità, che è meglio rimanere nella mia posizione, se voglio godermi quella coccola da lui.
Ma c'è qualcosa di strano, mi dico.
Non capisco cosa stia accadendo.
Non solo Marco non mi ha ricoperta ma mi è sembrato addirittura che si avvicinasse di più e con le labbra mi sfiorasse le cosce.
No. Non è possibile. Lui ha trentasei anni, mi ripeto, e di certo non può essere attratto da una come me che ha solo quattordici anni.
Un sacco di mie amiche raccontano a scuola che hanno storie con ragazzi più grandi ma qui si esagera.
No. Sicuramente mi sono sbagliata.
Sarà stato un lembo del lenzuolo a sfiorarmi le cosce scoperte.
Sono di spalle al letto di Marco, di fronte al muro, rannicchiata, con una mano sotto l'orecchio e l'altra tra le mie cosce. Quasi mi pento di essere in questa che è la mia posizione preferita.
Non posso vedere cosa fa Marco e d'altra parte non mi va di metterlo in imbarazzo facendogli credere di avermi svegliata nel tentativo di farmi una cosa carina.
E mi pento sicuramente di non aver indossato il pigiama; ho le gambe scoperte ed anche le mie mutandine devono essere visibili al suo sguardo.
Anche se in dormiveglia, mi sento arrossire all'idea di essere così esposta.
E adesso? Cos'è questo? Che cosa sta facendo? Sento un dito della sua mano che s'insinua nell'elastico della parte alta delle mie mutandine.
Sono pietrificata dal panico.
Non capisco più niente.
Cosa mi sta accadendo? Il torpore fa posto ad un urlo di paura dentro la mia testa.
Non so se devo reagire o stare ferma.
Ma reagire a cosa? Non so nemmeno cosa sta succedendo.
Sento la stoffa degli slip che molto lentamente mi lascia sempre più pelle scoperta.
Ora le mani di Marco devono essere entrambe impegnate a calarmi le mutandine. Più scendono e più mi chiedo cosa fare.
Di certo lui è convinto che sto dormendo.
Potrei girarmi e alzarmi facendo finta di andare in bagno. Voglio farlo ma ho troppa vergogna. Forse un colpo di tosse. Si. Un colpo di tosse lo spaventerà e gli farà capire che sono sveglia.
Il suo viso è così vicino al mio corpo che sento il suo respiro che mi lambisce la pelle man mano che è lasciata scoperta dagli slip.
Penso che ci sia un uomo vicino a me, uno grande che s'interessa al mio corpo. D'improvviso sento salire una gran vampata di calore dentro di me, che parte dal mio sesso e si propaga fino a raggiungere ogni parte del mio corpo.
Ma è nella mente soprattutto che produce i suoi effetti.
E' lì che scatta qualcosa che contribuisce ulteriormente alla mia immobilità.
Un misto di paura, piacere e compiacimento.
Solitamente l'interesse dei colleghi di mamma e papà si era sempre rivolta a mia madre. Forse è la prima volta che suscito interesse per un uomo adulto.
"Quell'interesse". Un interesse tale di fargli fare ciò che sta facendo ora.
Potrei anche gridare e svegliare i miei.
Ad un tratto il flusso dei miei pensieri è interrotto dal fatto che le labbra di Marco si poggiano lievemente sul mio culetto nudo; prima su una natica poi sull'altra, per poi fermarsi al centro tra le due, proprio all' altezza del mio buchetto.
Nella posizione in cui si trova deve essere tale che sento il calore del suo fiato uscire dal naso e scaldarmi il sesso.
Ma è un pazzo! grido dentro di me. Intanto sento la sua lingua sfiorare prima delicatamente, poi con più decisione, proprio l'aureola del mio buchetto.
Non si sarà mica sbagliato? Penso. Eppure alla sua età ne dovrebbe capire, insomma, di queste cose. Oppure è proprio lì, in quella parte che io considero "sporca" che egli trova interesse? Lo sento aspirare profondamente con il naso, che adesso è vicinissimo al mio sesso.
E ora? Che cosa mi ha sfiorato? Credo che in quella posizione con il suo sesso mi abbia urtato impercettibilmente sul collo. Avverto che è morbido e caldo. Uno strano brivido, mai provato prima mi provoca la pelle d'oca. Per un istante ho paura che possa accorgersene. E forse sarebbe meglio; così smetterebbe.
Non trovo ancora il coraggio di muovermi ma per fortuna si sta alzando.
Forse va via.
Non mi sta più toccando e non lo sento più così vicino a me.
È andato via, penso. E tiro, dentro di me, un sospiro di sollievo.
Non faccio in tempo a rilassarmi che un fatto nuovo, più inatteso dei precedenti torna ad agghiacciarmi: mi sta scostando i peli di sotto con una mano e con un dito dell'altra sento che mi sta toccando proprio lì.
A volte anch'io mi sono toccata ma non è mai stato così emozionante.
E adesso? Si è fermato. Non oso più sperare che sia andato via.
Non sento più contatto fisico.
Passano degli attimi lunghissimi.
Poi un altro dito, stavolta più grande, diverso. Anzi non è un dito quello che mi sta sfiorando il sesso ora; è il suo organo sessuale, il suo membro è il suo cazzo che prova ad entrare in me.
Che cosa sta cercando di fare? Finora non ho percepito nessun rumore ma adesso sento il suo respiro farsi più veloce; spezzarsi di colpo.
No. non è giusto! Cerco in me il coraggio per reagire.
Si allontana di nuovo da me.
Cos'altro vorrà fare? Sento qualcosa, come un piccolo getto d'acqua, a ripetizione, infrangersi sul pavimento accanto al mio letto.
Devo! Devo trovare il coraggio e girarmi.
Nell'ambiguità della situazione, non decifrando bene il mio stato d'animo: se sono più spaventata o incuriosita o addirittura lusingata da tutto questo, intuisco che tutto ciò non deve andare avanti.
Mi muovo nel letto cercando d'essere naturale nel cambiare posizione.
Sento che Marco frettolosamente riguadagna il suo letto.
Mi ritiro su le mutandine.
Penso che domattina sarà difficile per me non arrossire quando ci troveremo faccia a faccia. Spero che se ne vada in albergo, domani.
 
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